Molto rumore per nulla
riti, miti.. liturgie di abbordaggio metropolitano

Ecco cos’era!

Di Trippi

pioggia

Era una tromba d’aria! Ecco cos’era quel vento che domenica mi ha fatto perdere qualche minuto di vita e ricordare perché mi sono innamorata del Signore delle Tempeste.
Il soprannome ieri gli calzava proprio a pennello mentre camminava sotto il diluvio e il vento che arrivava di traverso, un fiammeggiare di occhi blu e di umore nero, ha spalancato la porta del locale da cui non mi permettevano di uscire senza trovare resistenza e mi ha trascinata via. Un metro e 80 di uomo e di rabbia, i poveri inservienti non hanno neanche accennato a ribellarsi, ma quando hanno visto la furia di quell’hulk blu si sono spostati di lato. In quel momento l’appellativo gli calzava a pennello, era davvero come non mai il Signore delle tempeste!
Ma faccio un salto indietro per farvi capire che non ho fatto un tuffo nella melassa, ma se voi state pensando di essere finiti in un romanzo di Liala o Sveva Casati Modignani, beh oggi mi sento su quella lunghezza d’onda!

Mia sorella si sposa il 2 agosto, allora per racimolare qualche soldo ho dato la disponibilità a lavorare anche di domenica, di rientro a casa trovo il mio uomo che armeggia con il suo modellino elettrico di elicottero anziché andare in piscina! Da li ad andare io in bagno e lui in soggiorno per fargli fare due evoluzioni il passo è stato breve. Mi fiondo così sotto la doccia e per un pò mi accompagna il ronzio familiare del giocattolo da adulti. A un certo punto sento un botto e poi il silenzio!
“Tutto a posto?” – “No” – “hai rotto qualcosa?” – “Si” – “I mobili?” – “No” – “Ti sei rotto tu?” – “Si” – “O mamma ed esce sangue?” – “Si, tanto!” – “Arrivo!! Esco dalla doccia e arrivo!” prendo l’accappatoio al volo per coprirmi alla bell’e meglio e mi fiondo fuori. Appena varco la soglia del bagno comincio a vedere il sangue, penso che l’elicottero abbia preso anche la gatta! Lo chiamo, ma già la vista comincia ad andarmi insieme. La Candy Candy che c’è in me è combattuta tra la voglia e l’urgenza di vedere che danni abbia il suo uomo e l’intollerabile vertigine alla vista del sangue. Una vertigine che mi fa finire per terra con i piedi sollevati per evitare di svenire, tutte le volte che capito in qualche ospedale a fare una qualsivoglia visita, o quando mi si racconta qualche dettaglio su ferite e affini!
Vi potete immaginare con questo mio lato debole che gran sostegno io possa essere! In pratica anziché soccorrere ho bisogno di essere soccorsa.
Prima ancora di vedere la ferita del Signore delle tempeste mi gira tutto intorno, quando poi mi cade l’occhio sullo squarcio che si apre, come la bocca di un pagliaccio impazzito capisco che è meglio andare a sdraiarsi! Così mentre il mio uomo ferito e pignolo passa lo straccio per terra per evitare che ogni volta che passo davanti mi senta nuovamente male, mi butto a letto con i piedi sollevati su una pila di cuscini e comincio a dirgli che dobbiamo andare al pronto soccorso. Nelle varie riprese in cui mi alzo, cerco di fare qualcosa, e mi ributto nel letto riesco a tirar fuori il mio stock di prodotti ospedalieri di cui mi hanno rifornita zii e ex fidanzato nel corso degli anni, tra un bisturi e qualche altro prodotto inutile recupero le garze e la benda adesiva. Finalmente coperto lo scempio sono in grado di arrivare al pronto soccorso (come passeggera) dove dopo 3 capitoli di un manuale di self help prestatomi da Chica mala al mio uomo danno solo un punto!
Ma non è finita: visto che ormai lo stomaco brontola e reclama in tempi stretti la cena decidiamo di mangiare brasiliano al Goiaba, un locale che affaccia sul Bosco in città , alla periferia ovest di Milano, in cui lo scorso anno facevamo l’aperitivo latino tutte le domeniche. Ormai non si balla più, ma il posto rimane bello ed elegante, a un certo punto poi arriva persino un’orchestrina con tre musicisti con il sombrero che ci cantano una canzone cubana (non state a guardare il capello se tre peruviani vestiti da mariachi suonano in un locale brasiliano, è sudamerica no?). Ceniamo e quando vediamo che è inutile infierire sui nostri stomaci decidiamo di stoppare l’arrivo delle portate e passare direttamente al caffè. Il Signore delle tempeste fa giusto in tempo a pagare che inizia a piovere, il tempo di uscire per avvicinare la macchina per non farmi bagnare che delle raffiche spaventose investono i teli che coprono la terrazza coperta che costituisce il locale. Un gruppo di ragazzi che si trova all’esterno a quel punto rientra e vedo il telo sollevarsi pericolosamente e si rovescia tutto quello che si trova di fronte all’ingresso. Una giovane donna bionda (penso sia la figlia del proprietario) si butta sulla porta, chiama due camerieri e impartisce l’ordine tassativo di non
APRIRE QUELLA PORTA!
Del fatto che io voglia uscire, che mi stia divorando la preoccupazione per le condizioni in cui si sta riducendo la casa che ha tutte le finestre spalancate, del fatto che uno dei fumatori è rimasto chiuso fuori quando lei, che si è avventata sulla porta come un pompiere di un serial tv e stia affogando sotto litri di acqua che gli si stanno scaricando addosso, dichiara che non gliene può impippare di meno! L’apertura della porta può creare “un effetto vela” e scoperchiare il tetto, causando danni ben peggiori non ha alcuna intenzione di mettere a rischio la vita dei clienti per il mio parquet o la doccia fuori programma del tabagista! A quel punto mi attacco ai miei cellulari per dire al Signore delle tempeste di correre a casa e chiudere tutto, ma niente da fare, telefoni isolati. Provo a mandare un messaggio e fare cenni con le braccia, ma non mi capisce, continuo a sperare che nel vedere l’uomo che annaspa sotto l’acqua gli venga il dubbio che c’è qualcosa che non va, che non sia un amico di rain man o non abbia preso in parola la ex spice girl facendo il raining man (alleluiah!!) sperando che qualcuna se lo pigli! Ma vedo che l’Sdt non se ne va, le raffiche si fanno sempre più pesanti e l’acqua ormai ha invaso il locale, comincio a pensare che farò la fine del sorcio, affogata sotto un telone brasiliano, quando finalmente prendo la linea, spiego cosa accade e lui viene e mi salva, come Tom Hanks con il soldato Ryan!! Mi sono sentita come il soldato Ryan! Il percorso fino a casa, tremendo, costellato di rami spezzati e ostacoli, l’acqua alta che ci fa sentire extracomunitari in balia del gommone e delle onde, la pioggia sferzante che non fa vedere a un palmo dal naso. Arriviamo a casa e niente, non una goccia d’acqua, solo un po’ di casotto nel balcone tra cucina e bagno! Per fortuna la casa è esposta su tutti i lati tranne ovest! Proprio il caso di dirlo:
molto rumore per nulla.
Ospedale a SDT 1 punto
Trippi a SDT 1000 punti
Tromba d’aria a casa 0 punti
Spagna a Germania 1 a 0

Annunci

5 Risposte to “Ecco cos’era!”

  1. ahm, un punto.. ma dove si e’ fatto male ? e sopratutto come ha fatto a farsi male con un elicotterino radiocomandato ?

  2. che dire Trippi, è innegabile il fatto che il SDT ha il fisic-du-role…

  3. Pacatoegentile: le pale dell’elicottero (davvero tagienti ) l’hanno preso sul piede, si è avvicinato troppo e ooops!!! Comunque evidentemente la cosa non ha avuto conseguenze, visto che oggi faceva di nuovo girare le pale in soggiorno!!
    Chica: il fisique c’è il role pure!!aahaha! Buon Marc Anthony

  4. Bella storia di una coppia che si vuole bene.

  5. Marc è stato favoloso. Una voce impressionante!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: