Molto rumore per nulla
riti, miti.. liturgie di abbordaggio metropolitano

TRE BELLE CUBANE

copj13.jpg

 …Il giorno del mio compleanno, Sonia, mio “mentore professionale” (su imbeccata di una mia amica e compagna salsera), mi ha fatto dono di questo libro,  conoscendo la mia passione per la Isla Grande e apprendendo che desideravo averlo ma il prezzo di copertina non rientrava nel budget dei successivi 6 mesi…

mai regalo fu più apprezzato; è tutto:  romanzo, autobiografia, diario di viaggio, piccolo trattato di storia cubana…

 chica mala

P.S. Celorio non è Garcia Marquez, ma vale la pena leggerlo

A cuba per cent’anni “Non è un romanzo politico su Cuba. È piuttosto la drammatizzazione di due passioni antitetiche che l’isola scatena: la nostalgia della borghesia cubana per il suo mondo perduto e la speranza, nata dalla Rivoluzione del ’59”. Così il narratore messicano Gonzalo Celorio presenta il suo Tre belle cubane, romanzo “spurio e aperto” in cui, mescolando memoria e racconto di viaggio, narra della sua famiglia “per metà cubana” e indaga le metamorfosi del suo rapporto con l’isola dai ’70 a oggi. Al centro, la vita di tre rampolle della borghesia habanera dagli albori alla fine del ‘900: la madre di Celorio, Virginia, emigrata in Messico negli anni ’30 per seguire il marito, e le sorelle Ana Marìa e Rosita, divise dalla Rivoluzione che l’una abbraccerà forse per paura e l’altra rifiuterà sempre, vivendo segregata in casa fino all’esilio a Miami. Nel romanzo lei usa il “tu” per rivolgersi al lettore. Come mai? La seconda persona singolare è quella in cui i bambini apprendono le vicende di chi li ha preceduti. Gli si dice “tuo nonno una volta fece questo”, “tua nonna era un tipo così e così”. Ed è lì che nascono i germi del romanzo, perché i buchi della storia familiare vengono riempiti con l’immaginazione. Adottando questa formula ho voluto ammettere il mio debito con la fantasia. Al registro romanzesco lei alterna una narrazione realistica. Quella dei suoi tanti soggiorni nell’isola di Fidel Castro. Cuba è la patria di mia madre, il luogo in cui hanno vissuto le mie zie e in cui arrivavo con una jaba di doni, dallo shampoo alle calze, agli asparagi in scatola. Ma quando parlo dei miei viaggi, compiuti nel corso dei decenni per conto dell’università di Città del Messico, cerco di tenere un registro meno intimo, che dia conto del rapporto non solo mio ma della mia generazione, quella del ’68, con il mito della Cuba rivoluzionaria. E metta a confronto le nostre speranze con l’immobilità dell’isola e le delusioni che ha procurato. Il mio amore per Cuba è e deve essere critico. Altrimenti sarebbe compiacenza. Come immagina il dopo Castro? Lo scrittore non è un profeta, guai se lo diventa. Posto che alla morte di Fidel qualcosa sull’isola succederà, credo nessuno possa prevedere se a breve termine prevarranno los Chinos, ovvero coloro che vogliono introdurre il capitalismo alla cinese o los talibanos, il gruppo più strettamente marxista. Comunque vada, il processo innescato dalla Rivoluzione non è reversibile: l’isola in cui vissero mia madre e le sue sorelle è davvero scomparsa per sempre. 

 – Gonzalo Celorio, Tre belle cubane, Neri Pozza, 18 euro

Annunci

Nessuna Risposta to “TRE BELLE CUBANE”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: